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Diario
26 novembre 2009
Nuovi talenti crescono: Ciro immobile

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immobile
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| inviato da Zadig il 26/11/2009 alle 16:47 | |
26 novembre 2009
No alla vendita dei beni confiscati alle mafie
Firma l'appello: Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra
Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all'unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l'impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.
Oggi quell 'impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E' facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all'intervento dello Stato.
La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni.
Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l'emendamento sulla vendita dei beni confiscati. Si rafforzi, piuttosto, l'azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. S'introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie. Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un'Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti "cosa nostra"
don Luigi Ciotti presidente di Libera e Gruppo Abele
11 novembre 2009
Tutti solidali con la Ministronza? Mecojoni!
La pubblicazione di un libro di vignette satiriche puo diventare un caso solo in paese a coscienza limitata come il nostro. Le vignette di Alessio Spataro possono piacere o non piacere, ma alla fine sono soltanto vignette. Eppure succede che in Italia non ci si indigna per l'ennesima legge ad personam, ne' per le infiltrazioni delle mafie nei gangli della politica o per la disperazione di chi si trova improvvisamente senza lavoro. No, ci si indigna, anzi ci si incazza, per una striscia che prende per i fondelli il potere. Dispiace davvero che alle grida di dolore dei vari Fini, La Russa, Bonaiuti, La Loggia e Cicchitto si siano aggiunte quelle di persone di ben altro spessore culturale e morale. Per Rosi Bindi «la satira diverte, morde e può anche far male ma se è satira intelligente non scade mai nel turpiloquio o nell'insulto gratuito», ma se fosse davvero così - dico io - riviste come "Il Male" e "Tango", per parlare del passato, o "il Vernacoliere", per restare al presente", non sarebbero mai andate alle stampe. Per una volta devo dissentire anche da Paola Concia, a cui Il libro di fumetti sulla Meloni «sembra un'operazione molto misogina». Il centro della satira di Spataro non è la Meloni in quanto donna, ma la Meloni ministo. Come in ogni satira che si rispetti si accentuano le caratteristiche del soggetto fino a deformarle e renderle paradossali. Ci scandalizziamo perchè la Ministronza, da buona fascista, vive nelle fogne circondata da topi? E cosa c'è di strano? Quello è il loro habitat ideale, con tutto il rispetto per le pantegane. Spero di sbagliarmi ma ho come l'impressione che sia scattata una sorta di solidarietà tra "colleghe", acritica e aprioristica, a scapito della sempre necessaria tutela della libertà di espressione. Peccato, perchè vedere Rosi Bindi e Paola Concia accompagnarsi al coro di regime della Carfagna, della Prestigiacomo e della Gelmini, fa male al cuore.
A me, invece, convince quanto scritto dallo stesso Spataro: «tale giorgia meloni, ministra, intervistata da grazia con domande dichiaratamente filtrate dal proprio addetto stampa, dice che voleva scrivermi, ma non l'ha fatto perché questo blog è volgare. Per il vocabolario il volgo è la parte infima del popolo. Per me la parte infima del popolo della libertà è la gente che passa la propria gioventù a commemorare i giudici antimafia e poi si ritrova in un partito che considera eroe il boss mafioso mangano. Oppure la gente che condanna del ventennio fascista solo le leggi razziali e l'entrata in guerra».
da vedere: Giorgia Mecojoni la Ministronza, episodio 1
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| inviato da Zadig il 11/11/2009 alle 23:45 | |
12 agosto 2009
Tar del Lazio: no all'ora di religione in Salsa Fioroni
«Lo Stato, dopo aver sancito il postulato costituzionale dell'assoluta, inviolabile libertà di coscienza nelle questioni religiose, di professione e di pratica di qualsiasi culto, non può conferire ad una determinata confessione una posizione dominante». TAR del Lazio
Finalmente una buona notizia: Il Tar del Lazio, accogliendo il riscorso presentato da numerose associazioni laiche e religiose, ha riconosciuto che la frequenza dell'ora di religione cattolica non concorrerà "all'attribuzione del credito scolastico" per gli esami di maturità" e "i docenti di religione cattolica" non potranno partecipare "a pieno titolo alle deliberazioni del consiglio di classe concernenti l'attribuzione del credito scolastico agli alunni che si avvalgono di tale insegnamento". (ANSA) "La scelta di frequentare l'ora di religione attiene ai convincimenti personali, non può essere misurata come una materia di insegnamento". Ha commentato la presidente del Coordinamento Genitori Democratici, Angela Nava. La Binetti, ovviamente, non ha perso tempo ed ha sottolineato che la sentenza "Crea dei docenti di serie A e di serie B". Molto meglio che siano gli studenti non cattolici a militare nella serie cadetta. Beppe Fioroni, che da ministro fu strenue difensore della norma bocciata, oggi fa finta di niente e afferma di essere stato soltanto un mero "esecutore". Ma non rinuncia a fare il simpaticone, rilasciando una dichiarazione al limite del qualunquismo: "Visto che al conseguimento dei crediti formativi concorrono una serie molto ampia e varia di discipline, non ultimi anche corsi di danza caraibica ritengo quindi che possa contribuirvi anche l'ora di religione o della materia sostitutiva". Il Vangelo in "Salsa" Fioroni. Il Beppe nazionale in nome della religione Cattolica ne ha combinate di cotte e di crude. Nella finanziaria del 2007 fece stanziare 100 milioni per la scuola cattolica, che diventarono 140 con il contributo per le commissioni di esame. Le cifre corrispondono grosso modo al taglio operato alle spese per la ricerca, che assommarono a circa 150 milioni. Ma la "devozione" del ministro non si è fermata qui. Ad offrirci un quadro minuzioso del suo lavoro è un documento della CGIL datato 11 ottobre 2007. In sintesi l'allora ministro della pubblica istruzione proseguì la linea della Moratti a favore della scuola cattolica, aggiungendoci del suo. Se Beppe Fioroni come ministro della pubbica istruzione è stato un disastro, ancor peggio si è rivelato nei panni dell'aspirante filosofo. Sua è questa mirabile perla pubblicata sul Foglio del 2 luglio: "Il PD sa che i valori non si difendono solo in sala parto e in sala rianimazione perchè, in mezzo, c'è tutta la vita davanti". Le sale ospedaliere pare che siano, per Fioroni, un'ossessione ricorrente. Esemplare, per comprendere il tipo, l'intervista rilasciata a QN lo scorso 8 luglio: "Perchè non si può dire mi candido per la laicità. Non si può discutere del metodo e mai del merito. Finora Marino ha parlato solo di sala parto e sala rianimazione". A parte il fatto che affrontando questi problemi si toccano argomenti che interessano moltissime persone, colpisce soprattutto il rovesciamento della realtà operato da Fioroni. Durante il dibattito sul caso Englaro, mentre Marino tentava di parlare di contenuti, quindi di merito, i teodem di Fioroni si rifugiavano nella "questione di coscienza", cioè nel metodo, impedendo al PD di assumere una posizione chiara. Nell'intervista pubblicata dal Corriere del 30 giugno si dice convinto che nel PD "Non esiste un problema laicità, è un dibattito fumoso. Il Pd non può essere che laico, ma non in assenza di valori. Sentite le piazze e le varie chiese, si decida nell’interesse generale della nazione". Negare il problema, come Berlusconi insegna, è il modo migliore per non affrontarlo. Il partito liquido, poi, con il leader che ascolta tutti ma alla fine decide come gli pare, è lo strumento ideale per proseguire con questa invereconda ammuina. Io credo che nel PD serva meno leaderismo e più parecipazione. Più democrazia, insomma, che ci permetta di discutere e decidere, di fare scelte, di darsi una linea. Come se fossimo un Partito. Democratico.
9 agosto 2009
Berlusconi e il TG3
8 agosto 2009
Sì alle gabbie, ma cominciamo come si deve!
31 luglio 2009
Binetti contro l'Unità, ovvero il pensiero unico dei teodem.
L'on. Paola Binetti non ha gradito la striscia sullo sbattezzo pubblicata da l'Unità. E fin qui potrebbe starci bene un bel "chissenefrega". Purtroppo, però, la Binetti ed i teodem sono parte integrante del gruppo dirigente del PD, perciò la lettera che hanno inviato a Concita De Gregorio, direttrice del quotidiano fondato da Antonio Gramsci, sa tanto di censura. La missiva, garbata nei toni, pone l'accento sul clima di confronto aperto nel partito e sulla necessità di "garantire rispetto per tutte le posizioni". Peccato che subito dopo i teodem pongano uno strano diktat: se pubblicate una striscia patrocinata dall'UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti), come quella sullo sbattezzo, non potete rivolgervi alla Chiesa perchè esprima un suo giudizio critico e severo sui comportamenti del Presidente del Consiglio. Non ho davvero parole per esprimere ciò che provo di fronte all'ennesimo atto culturalmente liberticida dei teodem. Vogliono che sia garantito il rispetto per tutte le posizioni e poi negano cittadinanza al pensiero degli atei e degli agnostici. L'anatema finale, che sa tanto di minaccia, si stringe attorno alla De Gregorio come un cilicio. L'insistenza de l'Unità sul tema dello sbattezzo suscita nei teodem perplessità sul rapporto tra il giornale della De Gregorio e il Pd, attuale e futuro".
Non mi stupisce l'invettiva lanciata dai teodem contro la pubblicazione di materiale che ritengono ostile alla loro verità, del resto siamo abituati alle loro puntuali alzate di ingegno. Peccato che ogni volta abbiano provocato danni enormi al PD ed alla crescita civile del Paese, come nel caso dei PACS, dei DICO, della fecondazione assistita e del Testamento Biologico. La Binetti ha affermato che l'omosessualità è una devianza della personalitàx", che "le tendenze omosessuali fortemente radicate possono sfociare nella pedofilia". Ma soprattutto la Binetti è quella senatrice che ritiene che le leggi vengono approvate o bocciate dal parlamento grazie alle sue preghiere! Di fronte alla miseria culturale di questo questo ciarpame politico all'interno del PD nessuno ha mai posto un argine. Anzi, Veltroni è sempre stato molto indulgente. Fino alla mossa incomprensibile di abbandonare l'aula di fronte alla mozione Schifani sul caso di Eluana Englaro. Poi ci si domanda perchè Italia dei Valori è cresciuta fagocitando un quarto della forza elettorale del PD ... Il pensiero unico dei teodem è il vero tallone d'Achille del PD.
La conclusione della lettera alla De Gregorio lascia intravedere un triste futuro per il Partito Democratico. Il sostegno dei teodem a Franceschini verrà pagato a caro prezzo. Anche per questa ragione ho deciso di sostenere l'unico candidato che sui temi della laicità e dei diritti civili dice ancora qualcosa di sinistra. Io, ateo razionalista, sto con il cattolico Ignazio Marino, il solo in grado di fermare la deriva del PD verso il clericalismo. Non so se Marino riuscirà a vincere, ma ci batteremo per questo. So solo che se vincerà Franceschini, sorretto dall'abbraccio mortale di Rutelli, non ci sarà più posto per Zadig nel PD.
pd
binetti
franceschini
uaar
unità
marino
| inviato da Zadig il 31/7/2009 alle 2:21 | |
10 giugno 2009
Un nuovo campo dei socialisti e dei democratici oltre gli schemi del passato
“Tira un vento di destra, in Europa. Mentre negli Usa, con Obama, ha vinto la speranza suscitata da una visione nuova del mondo, in Europa i sentimenti di paura e di insicurezza accentuati dalla crisi premiano la destra: ancora troppo debole l’integrazione politica ed istituzionale dell’Ue, ancora troppo poco innovativo il profilo dei partiti progressisti”: questo il commento di Fabrizio Vigni, presidente nazionale degli Ecodem sulla tornata elettorale.
“Le difficoltà di partiti riformisti di antica tradizione ed il positivo risultato di forze ambientaliste che hanno sviluppato una cultura non fondamentalista, come in Francia ed in Germania – continua Fabrizio Vigni –, confermano la necessità di costruire un nuovo campo dei socialisti e dei democratici, oltre gli schemi del passato, che includa il meglio della cultura ecologista e faccia della green economy la leva per uscire dalla crisi”.
“La buona notizia, per l’Italia, è che gli elettori hanno fermato il rischio di uno strapotere di Berlusconi. Il risultato del Pd ci incoraggia ad andare avanti – conclude il presidente Ecodem –, ad accelerare la costruzione di un partito davvero nuovo, che getti alle ortiche litigi interni e degenerazioni correntizie. Le ragioni per cui abbiamo dato vita al Partito Democratico sono più che mai attuali: senza un nuovo pensiero politico, che abbia in una moderna cultura ecologista un solido ancoraggio, non si costruisce un’alternativa di governo alla destra né si vincono le sfide del nuovo secolo”.
8 giugno 2009
Berlusconi deluso dalle urne
berlusconi
papy
europee
elezioni
vignetta
| inviato da Zadig il 8/6/2009 alle 14:27 | |
4 aprile 2009
La CGIL in piazza: diretta video e rassegna online
Camilleri: «cercheranno di non darlo a intendere, ma oggi, per il governo, il mal di pancia è forte. Come vede, al circo Massimo, sono venuti a valanghe. Se qualcuno voleva sostenere la tesi dell’ “isolamento” di Guglielmo Epifani e della Cgil, avrà da cospargersi il capo di cenere».
Epifani, siamo in tanti «C'è tanta gente, c'è l'Italia dei lavoratori, dei giovani, degli anziani e dei precari; sarà una bella giornata che si ricorderà a lungo». Così il leader della Cgil Guglielmo Epifani, all'arrivo in piazzale dei Partigiani. Un corteo quella della Cgil che chiede al governo "interventi veri": «Per chi lavora chiediamo più salario, per gli anziani qualcosa in più della social card, per i precari una stabilizzazione, insomma una vera politica contro la crisi» ha spiegato Epifani. fonte: ilcorriere.it
La diretta su Red TV
redtv.it
Il Pd in piazza con la Cgil. Franceschini: sto coi lavoratori Oggi a Roma la manifestazione nazionale della Cgil: 5 cortei per protestare contro la politica del governo. In piazza anche gli studenti e gli immigrati. In corteo il segretario del Pd, Dario Franceschini: una decisione già presa ma annunciata solo alla vigilia per evitare di inasprire le diversità interne e le divisioni tra i sindacati. Tutta la sinistra in piazza La Sinistra italiana si riunisce per un giorno attorno a Guglielmo Epifani e alla Cgil, durante la manifestazione indetta dal sindacato di Corso d'Italia. Alla testa del corteo che si è mosso da piazzale dei Partigiani, sono infatti presenti tutte le anime della sinistra politica esplose dopo la crisi dell'Unione. A fianco di Epifani stanno infatti sfilando Paolo Ferrero, Fausto Bertinotti, Franco Giordano, Nichi Vendola. Presenti anche le diverse anime dei Verdi, con Grazia Francescato e Paolo Cento. Per il Pd ci sono Pierluigi Bersani, Piero Fassino e un festeggiatissimo Sergio Cofferati, oltre al segretario Dario Franceschini Sinistra e libertà alla manifestazione Folta la delegazione di Sinistra e libertà che partecipa alla manifestazione della Cgil. Presenti fra gli altri Pia Locatelli, Marco Di Lello, Luca Cefisi (Ps), Umberto Guidoni (ex Pdci), Carlo Leoni (Sd), Musacchio (Mps), Paolo Cento (Verdi). Fassino: è giusto che la gente chieda di fare di più «Siamo qua per rispondere alle ansie di milioni di lavoratori e di famiglie che guardano con preoccupazione a una crisi che mette in discussione il livello della vita quortidiana. E' giusto che la gente faccia sentire la sua preoccupazione a chi ha la responsabilità di decidere e fare le scelte necessarie. Finora le scelte del governo sono state inefficienti e inappropriate: è giusto che la gente chieda che si faccia di più» fonte:repubblica.it
Furio Colombo: è un giorno di grande speranza «In un momento in cui la speranza sembra venire meno – dice l’ex direttore dell’Unità, Furio Colombo, oggi al Circo Massimo con la Cgil – questo è un giorno di grande speranza, di una speranza fondate e realistica. Assistiamo a continue violazioni della legalità costituzionale. Grazie alla Cgil per avere tenuto in maniera forte il legame tra la dignità del lavoro e la difesa delle garanzie che la Costituzione ci dà». Giordano, la parola torna ai lavoratori «Sono qui perché questo è il mio posto naturale. Ringrazio la Cgil per averci fornito questa straordinaria occasione». Così dichiara l’ex segretario di Rifondazione comunista, Franco Giordano. E aggiunge: «Questa manifestazione serve al paese, alla democrazia, alle lavoratrici e ai lavoratori. È importante che in questa tragedia della crisi economia la parola torni al mondo del lavoro». Franceschini, doveroso per me essere qui «Il segretario del Partito democratico ha il dovere di stare a fianco dei lavoratori che chiedono il rispetto dei loro diritti, che hanno paura di perdere il posto di lavoro, di persone che pacificamente denunciano che con le loro pensioni non ce la fanno più a vivere». fonte: CGIL
Dario Franceschini: serve unità «È importante essere in questa piazza ma non bisogna mai scendere in piazza contro gli altri sindacati. Mai in piazza contro Cisl e Uil perchè serve unità, bisogna lavorare e bisogna lavorare per una stagione unitaria». Così il leader del Pd, Dario Franceschini, spiega la sua presenza alla manifestazione della Cgil arrivando al corteo. Caloroso l’incontro con il leader del sindacato di corso Italia, Guglielmo Epifani, così come la stretta di mano con Fausto Bertinotti. «In tutto il mondo il governo non ha negato, come fa il governo Berlusconi, la gravità della crisi economica -dice ancora Franceschini e ritornando per la seconda volta sulle divisioni tra sindacati aggiunge- ci sono opinioni differenti su come difendere i lavoratori ma ora occorre avviare una stagione di unità». fonte: lastampa.it
Una distesa di berretti rossi È un'unica distesa di berretti rossi della Cgil il corteo anti-crisi, partito da piazzale dei partigiani, che è ormai entrato per buona parte al Circo Massimo. Migliaia di bandiere e palloncini del sindacato ma anche del Pd e di rifondazione seguono i camion che diffondono slogan e musica: Fabrizio De Andrè, Francesco Guccini con «La locomotiva» ma anche Jimmy Hendrix, Goran Breghovic, mentre parecchi manifestanti del Nord d'Italia intonano «Bella ciao» nel suono dei fischietti. Cofferati: piazza bellissima «La piazza è bellissima, c'è sempre gente assai composta». Lo ha detto l'ex segretario della Cgil, oggi sindaco di Bologna, Sergio Cofferati partecipando alla manifestazione organizzata a Roma dal sindacato di Corso d'Italia per chiedere misure adeguate a fronteggiare la crisi. Alla domanda se ci fossero differenze rispetto alla grande manifestazione organizzata dalla Cgil il 23 marzo del 2002 contro l'abolizione dell'articolo 18, quando scesero in piazza in tre milioni, Cofferati ha risposto: «Al Circo Massimo non si fanno confronti con il passato. Ogni manifestazione ha una sua storia. Spero - ha aggiunto - si ritrovi l'energia dell'unità, che è molto importante». Vendola: il lavoro sia questione nazionale «Occorre lanciare il lavoro come una grande questione nazionale». Lo ha detto il governatore della Puglia e leader di Sinistra e Libertà, Nichi Vendola, durante la manifestazione della Cgil. «Dobbiamo essere grati alla Cgil - ha detto Vendola - perchè ha dato voce all'altra Italia, quella oscurata. La Cgil - ha proseguito - ha aperto una grande questione, e cioè che se si rompe l'idea di un contratto nazionale non si possono che ampliare i ricatti verso i lavoratori». «Noi ci battiamo - ha aggiunto - per una moratoria dei licenziamenti, ci battiamo per un piano straordinario per i lavoratori, ci battiamo perchè il lavoro diventi la grande questione nazionale. Non si può aiutare - ha concluso - solo chi la crisi l'ha prodotta, solo chi la crisi la porta nella pancia». Bersani: governo non attrezzato contro la crisi Il Governo non è consapevole della crisi sociale che sta per Investire il Paese, e non è «attrezzato» per affrontarlo. Lo ha detto Pierluigi Bersani durante la manifestazione della Cgil. «Io non credo che il governo - ha detto Bersani - abbia consapevolezza di quello che sta avvenendo, non credo che abbia percepito che purtroppo l'impatto sociale di questa crisi si svilupperà nei prossimi mesi. Purtroppo - ha aggiunto non siamo attrezzati, e credo che il governo non se ne sia neanche accordo». Bersani ha anche indicato quali sono le priorità per i lavoratori, «intanto bisogna tenere in fabbrica i lavoratori più che si può, tenere le fabbriche aperte, dare respiro alle piccole e medie imprese e potenziare sul serio gli ammortizzatori non con le chiacchiere, a partire dalla condizione dei precari che silenziosamente stanno perdendo il posto di lavoro». Bersani respinge poi le affermazioni del centrodestra secondo cui il Pd si nasconde dietro i numeri della Cgil: «Sono sei mesi - ha detto Bersani - che abbiamo presentato piattaforme precise e coerenti per affrontare la crisi. Abbiamo presentato proposte cercando di farle avanzare; non ci nascondiamo dietro a nessuno - ha concluso - abbiamo le idee ma non abbiamo la possibilità di discuterle in Parlamento». fonte: unità.it
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